L’UOMO NELLO SPAZIO E NEL TEMPO – Da Darwin alla PsicoNeuroEndocrinoImmunologia – Dott. Virgilio Donato

ANSIA E DEPRESSIONE Disarmonie psicofisiche – Dr. Orlando Volpe
10 Aprile 2019

Articolo tratto dagli atti del convegno del 2009 dal titolo “IL VIAGGIO CONTINUA”

2009, bicentenario della nascita di Darwin e 150 anni dalla pubblicazione de “L’origine delle specie”, testo che ha marcato un punto di riferimento fondamentale nella comprensione dei meccanismi evolutivi della Vita. Già, la vita: ma quale? Quella dell’uomo? Del topo? Delle margherite? No, signori: tutta la vita, sotto qualsiasi latitudine. Ma soprattutto, la scienza si è appropriata del diritto di essere se stessa, rivendicando il diritto all’autonomia osservativa ed elaborativa libera da ogni vincolo, politico, storico o religioso.

In questa direzione, la ricerca e la speculazione osservativa, unite alle potenzialità delle nuove tecnologie, hanno contribuito all’acquisizione sempre più strabiliante sia nel campo dell’infinitamente piccolo, che dell’infinitamente grande. In questo passaggio, l’uomo occupa uno spazio sempre più marginale nell’importanza delle cose, e forse proprio per questa consapevolezza della propria limitata importanza nel mondo si avverte la necessità di trovare delle leggi universali che ci diano la possibilità di comprendere i meccanismi che regolano l’universo e, al suo interno, la vita stessa, arrivando fino alla comprensione della nostra vita.

È fondamentale sapere come funzionano le cose, conoscerne le leggi, per trovare risposte utili a migliorare la nostra qualità di vita; e, per chi opera nel settore della salute, trovare strumenti operativi per riconquistarla laddove sia compromessa. Già, la salute: ma qualcuno è mai riuscito a mettere una linea di confine tra salute e malattia? Personalmente ne dubito: più leggo di protocolli, schemi, diagrammi, linee di confine tra lo star bene e lo star male, più mi convinco che le malattie, così come le intendiamo, sono solo delle etichette che rappresentano per similitudine una serie di problemi, ed è sempre più difficile stabilire dove posizionare il momento precedente al malessere.

Cosa rompe un equilibrio? È la domanda che di solito ci si pone; ma siamo sicuri che sia la domanda corretta? Se vogliamo delle risposte coerenti, dobbiamo porre delle domande che siano almeno inizialmente coerenti. Allora: siamo sicuri che le malattie, manifestate attraverso una serie di sintomi, siano l’esito della rottura di un equilibrio – come di solito si dice – e che non siano piuttosto un diverso punto di equilibrio, raggiunto attraverso un percorso differente? Potrebbe allora essere più interessante analizzare il significato di “equilibrio”, e il modo in cui esso venga raggiunto.

La tensione verso l’omeostasi, all’interno di un sistema, si basa sulla valutazione in tempo reale del rapporto tra richieste “attuali” e risorse complessive: il tutto è finalizzato all’elaborazione di una risposta ottimale che consenta la sopravvivenza “attuale” del sistema stesso. Così, lo stimolo della fame, se siamo in riserva energetica, è una risposta adattativa valida quanto la pulsione verso il riposo, in base alle esigenze “attuali” del momento. Idem per lo starnuto, il cambiare posizione su una sedia, il voltarsi nella direzione da cui arriva uno spiffero, la tosse, la febbre, l’ipertensione arteriosa…

Allora ci renderemmo conto di come i sintomi siano un prezzo da pagare, e di come la Medicina si orienti maggiormente verso il contenimento dei sintomi piuttosto che verso l’analisi del bisogno.

Alleviare i sintomi va benissimo, ma l’approccio deve essere bidirezionale: pagare senza soffrire da un lato, ma capire per cosa stiamo pagando dall’altro è l’unico modo per non “inflazionare” il sistema: e ben sappiamo quanto un sistema inflazionato sia ad alto rischio di implosione.

L’adattabilità: Darwin ne fece la “ragione di vita”, nel senso che la individuò quale motore dell’evoluzione delle specie; in pratica, chi attua le variazioni adattative all’ambiente più vantaggiose ha maggiori probabilità di sopravvivere e di tramandare alla prole tali caratteristiche. Certo, Darwin – più o meno consapevolmente – partì dall’analisi delle variazioni positive casuali, che poi si scopriranno essere genetiche e quindi trasmissibili. Ma adattarsi significa anche modificare delle reazioni, delle funzionalità, senza aspettare la variazione genetica. Il meccanismo gestore istantaneo è rappresentato dal Sistema Neurovegetativo, che aumenta o riduce le risposte “adattative” dell’organismo.

L’importanza di questo sistema è riconosciuta pressoché ovunque: nella Medicina Tradizionale i rapporti tra Yin e Yang ricordano da vicino queste dinamiche, e anche altre scuole di pensiero più recenti attribuiscono alla teoria darwiniana un ruolo fondamentale nell’evoluzione del pensiero moderno. Io mi permetto di fare alcune considerazioni di fondo, tra cui:

a) Adattarsi: partendo da cosa ed arrivando a cos’altro?

b) Adattarsi: a che livello?

c) Adattarsi: e se si trattasse di un meccanismo a catena che si automantiene?

d) Adattarsi: quale trasformazione finale è prodotta dalla somma di tutti i microadattamenti?

e) Sistema Neurovegetativo: funziona nello stesso modo in tutti gli individui?

Vediamo allora che l’analisi della persona diventa davvero olistica, analizzando lo Spazio (dove avviene l’adattamento) e il Tempo (cosa cambia dopo l’adattamento stesso), E qui nascono le grandi differenze tra le principali forme della Medicina non Convenzionale (“Paziente, chi sei?”) e della Medicina Ufficiale (“Paziente, cos’hai?”). Qui trova conferma la validità delle tecniche che privilegiano il Sistema-Uomo, e assume ancor più importanza ampliare questa analisi, dallo Spazio allo Spazio-Tempo: il “qui ed ora”, pilastro delle teorie gestaltiche, deve essere studiato nella totalità della storia del paziente.

La storia è <Magistra Vitae>; quindi, se vogliamo che la nostra vita sia “migliore” e che richieda minori investimenti di energie nella sintomatologia, dobbiamo analizzarla per imparare a rischiare di meno. I sintomi, o malattie se si preferisce, rappresentano un messaggio, non casuale ma mirato: un simbolo. Per dirla con le parole di Sant’Agostino (uno che il significato della Vita lo studiò davvero), possiamo affermare:

“Ogni cosa è un simbolo: mentre si presenta nettamente, indica tutto il resto. In questa modalità io vedo una combinazione della più alta presunzione e della più alta modestia”.

Dottor Virgilio Donato
Nato a Brescia nel 1954. Laureato in medicina presso l’Università Statale di Milano. Dal 1982 medico di base. Dal 1988 utilizza l’omeopatia e l’iridologia nella sua pratica professionale. Pratica l’Omeopatia e l’iridologia dal 1988 ed è Docente di Omeopatia nelle Scuole S.M.B.L per medici e farmacisti dal 1997. E’ attualmente Direttore della Scuola S.M.B.I. di Verona e Membro del Comitato Etico Scientifico dell’Azienda Ospedaliera di Desenzano (Bs) come Rappresentante del Tribunale Diritti del Malato

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