LA FIBROMIALGIA: un punto di vista olistico – Dott. Rosi Coerezza

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Articolo tratto dagli atti del convegno del 2010 dal titolo “EVOLVERSI PER MIGLIORARE ricerca nella tradizione

La Fibromialgia è una sindrome algica muscolo scheletrica diffusa, ad andamento cronico, caratterizzata da dolore e rigidità assiale e periferica, influenzata da diversi fattori come le condizioni climatiche, l’attività fisica, gli stress psicofisici e associata alla presenza di punti di dolorabilità elettiva (tender points), in assenza di alterazioni bioumorali e radiografiche.

Oltre a questi sintomi possono essere presenti molti altri come astenia, disturbi del sonno, parestesie agli arti superiori ed inferiori, senso di tumefazione articolare, cefalea muscolotensiva, labilità del tono dell’umore (ansia/depressione) dismenorrea e sindrome del colon irritabile.

La diagnosi è rigorosamente clinica, infatti non esistono indagini strumentali o esami ematochimici

che siano di reale utilità, e si basa su criteri classificativi dell’American College of Rheumatology del 1990:

  • Dolore diffuso da almeno tre mesi. Il dolore è considerato diffuso quando è riferito al lato destro e sinistro del corpo, al disopra e al disotto della vita. Inoltre, deve essere presente dolore scheletrico assiale in almeno una delle seguenti sedi: rachide cervicale, dorsale o lombo-sacrale, torace anteriore;
  • Presenza di almeno 11 su 18 tender points evocabili alla digitopressione da parte dell’esaminatore o mediante algometro.
  • La FMG è caratteristica dell’età media con una prevalenza maggiore tra 20 e 55 anni, è più comune nel sesso femminile e l’incidenza della malattia è del 1-4%
  • L’eziopatogenesi è ancora sconosciuta, ma si ritiene abbia un’origine multifattoriale in cui i fattori biologici, psicologici, genetici, neuroendocrini e sociali interagiscono tra loro nel determinare la genesi e la prognosi della FMG.
  • Studi in microscopia elettronica sul tessuto muscolare hanno dimostrato l’esistenza di alterazioni morfologiche della fibrocellula muscolare e l’ipossia di tale tessuto è considerata come un possibile fattore di sviluppo dei tender points.
  • L’insieme di questi eventi si traduce, spesso in una riduzione della “biodisponibilità”, ovvero della quantità di ossigeno, di macronutrienti (soprattutto aminoacidi e proteine) e di micronutrienti (sali minerali e vitamine) effettivamente utilizzabili per far fronte alle esigenze vitali.
  • In tale contesto così variegato e poliedrico, la terapia è quanto più multidisciplinare è per questo motivo che l’approccio terapeutico si presta a terapie “non convenzionali” proprio come la terapia riflessologica che ha una valenza multiterapeutica e non si focalizza su un solo sintomo.

Lo scopo di questo intervento è proprio quello di valutare l’efficacia della terapia riflessologica sul miglioramento delle performance sia neuropsichiche, come l’incremento del tono dell’umore e del livello di attenzione e concentrazione, che motorie: quali riduzione del senso di stanchezza ed aumento della resistenza agli sforzi muscolari, per la capacità di ridurre la produzione di acido lattico, nel trattamento dei pazienti fibromialgici che non rispondono alle terapie convenzionali.

ROSI COEREZZA
Laureata in medicina e chirurgia; Medico omeopata, esperta in Biotecnologie mediche e terapie naturali. Pubblica nel 2012 il libro “IL BENESSERE PER I VOSTRI OCCHI” scritto insieme a Massimo C.G. Ferrari

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