ESSERE DONNA Dal riequilibrio del particolare al riequilibrio del sistema e viceversa. – Dott. Donato Virgilio

ANALOGIE TRA CULTURE – Guido Zandi
5 Dicembre 2019

Articolo tratto dagli atti del convegno del 2003 dal titolo “A WOMANLY STORY” 5th european conference of reflexology.

È particolarmente difficile affrontare un tema di così vasta portata quale quello dell’universo femminile e riportarlo alla limitatezza dell’analisi dello stato di benessere, in quanto restringere la dinamicità dell’essere umano nei confini del binomio salute-malattia rappresenterebbe analizzare il soddisfacimento del solo istinto di sopravvivenza, senza guardare oltre i suoi orizzonti.

Va però considerato che tale istinto contraddistingue il senso della vita stessa, e spesso si tende a riportare ad esso il significato di gran parte dei nostri comportamenti.

Il valore dell’autodifesa, in ogni caso, compete alla natura, e in essa possiamo vedere il tentativo di mantenere stabile ciò che, per natura stessa, stabile non potrà mai essere. Possiamo estendere il concetto affermando che la soglia di sopravvivenza si legge nella capacità di un sistema di mantenersi stabile nel tempo nonostante le interferenze causate dall’ambiente esterno. Siamo di fronte a quel concetto che in medicina naturale si chiama Omeostasi, ovvero la tendenza innata di un organismo vivente qualunque esso sia a ricercare il miglior punto di equilibrio possibile nel conflitto tra esigenza primaria dell’organismo stesso e la sua realizzazione spaziotemporale.

Esempio pratico è la variazione del metabolismo in funzione della temperatura esterna, onde garantire al corpo i canonici 37°C.

È facile identificare l’obiettivo di questo conflitto nella difesa della vita, ma se volessimo estremizzare, se la difesa della salute equivale alla difesa della vita, l’antagonista, cioè la malattia, appartiene alla sfera della morte. Ecco quindi che il rapporto salute-malattia si trasforma in conflitto tra la Vita e la Morte.

Vita-Morte non rappresentano però solo il problema esistenziale del singolo, sono anche il paradigma del divenire, della trasformazione continua, del passaggio generazionale. In natura il trionfo della vita sulla morte si realizza in due modi: per riproduzione asessuata e sessuata. Se l’ameba appartiene al primo tipo, l’uomo ha bisogno della seconda modalità, e se entrambe le forme fisiologicamente necessarie (il maschio e la femmina) mettono a disposizione della nuova vita un pari numero di cromosomi e un gamete ciascuno, è pur vero che poi solo la femmina è attrezzata per garantire all’embrione una possibilità di crescita e maturazione, fino al parto. Parto che, in ultima analisi, non è l’avvio di una nuova vita ma l’offerta al mondo di una vita già in essere da nove mesi e finalmente in grado di affrontare, per quanto protetta, l’ambiente esterno. La constatazione che il maschio possa solo espellere i propri spermatozoi e la donna possa sia espellere l’ovulo (= mestruazione) sia accogliere la controparte maschile (= fecondazione e successivo annidamento) testimonia di per sé come la gestione dell’avvio del processo vitale gravidico competa sì solo ed esclusivamente al mondo femminile, ma anche come questo mondo sia in possesso di facoltà differenziate per affrontare tutto il potenziale conflitto tra la vita e la morte e quindi anche dei vari livelli intermedi.

Sulla base di queste argomentazioni, per quanto banali e apparentemente ovvie, si evince la maggior capacità della donna ad affrontare tematiche nella vita che spaziano con più ampia sensibilità nel dualismo salute-malattia. Tutti sappiamo come l’essere femminile abbia una diversa percezione della soglia del dolore fisico, così come sia più sviluppata la sua facoltà di percepire e decodificare le emozioni. Recenti esperimenti di neuropsichiatria hanno dimostrato come la donna riconosca manifestazioni esteriori delle emozioni in tempi più rapidi dell’uomo, obbligato a decifrare prima l’oggetto emotivo e poi l’emozione espressa.

Ne consegue per la donna una posizione di osservatrice privilegiata della realtà, della quale è in grado di riconoscere sfumature più variegate; il suo approccio con la natura abbraccia in una linea curva continua tutta la realtà esperienziale tra la vita e la morte, mentre per l’uomo possiamo immaginare una linea a salti che non tocca l’avvio della vita ma parte dalla sopravvivenza e possiede la morte come termine ultimo.

Riassumendo:

per la DONNA avremo la padronanza di Vita      Sopravvivenza     Morte;

per l’UOMO solo Sopravvivenza     Morte.

Una triade, quindi, che si confronta con una diade. Non dimentichiamo che per diverse civiltà il numero perfetto è il Tre. E sempre tre sono le fasi esistenziali che contraddistinguono il cammino della donna nella vita.

All’inizio è FIGLIA, bambina, che osserva il mondo e studia i modelli genitoriali cercando analogie ora con il padre ora con la madre; improntata da caratteristiche costituzionali psicosomatiche genetiche, svilupperà un modulo comportamentale proprio che, passando attraverso la formazione del carattere prima e della personalità poi, la porterà a essere un individuo unico e irripetibile. Possiamo dire che fino all’adolescenza analizza il rapporto di formazione che permea protezione e solidarietà tra madre e figli.

Successivamente, in un secondo momento, diventa potenziale MADRE: dopo il menarca, i flussi ormonali determineranno trasformazioni emotive imponenti, fondamentali, con la consapevolezza di essere l’unica in grado di competere con la Morte potendo generare la Vita. All’interno di questa consapevolezza tornano fondamentali le memorie di quanto appreso durante la prima fase; nella gestione di un auspicabile nucleo familiare armonico, la figura patema, per quanto fondamentale per un corretto equilibrio nella triade genitori-figlio, non riuscirà mai a entrare in sintonia con iI senso della vita, in estrema difficoltà noi diremo sempre “… mamma aiutami! …” .

Sempre, comunque, sarà DONNA: in questo essere donna possiamo leggere la coscienza critica dell’individuo che conosce se stesso e le proprie potenzialità, e ciononostante vive la conflittualità tra Essere ed Esistere, ove nel primo è insito il transito nel Tempo, nel secondo gli inciampi che questo transito determina. Cosi, se Essere è il Vivere, spirito, Esistere è Sopravvivere, materia. Materia corruttibile che soffre il confronto con l’ambiente, e che appartenendo all’ambiente ne riconosce le stesse leggi fondamentali, basate su calore, chimica, elettricità, energie in equilibrio dinamico continuo e instabile.

La consapevolezza della propria fragilità ha portato l’uomo ad analizzare tali leggi, cercando di trovare delle chiavi di predittività che consentissero di interpretare i meccanismi della Sopravvivenza e farli propri: nasce così la Scienza, e al suo interno la Medicina, fino a poche ore fa appannaggio dei mistici, dei sacerdoti, degli illuminati. Per millenni si è riconosciuta l’intima compenetrazione tra Spirito e Materia, e si è sempre cercato di intervenire sull’uno contestualmente all’altro, non potendo esistere mente senza corpo né corpo senza mente.

Oggi, la grande capacità di studiare il particolare ha fatto perdere di vista l’uno, sia nel campo della materia che della psicologia. La medicina naturale non convenzionale non ripudia lo studio dell’infinitesimale, ma insiste nel riportarlo all’interno dell’unità psicofisica che gli compete e che costituisce la complessità dell’uomo, qui emerge l’attualità delle intuizioni antiche sulle leggi che regolano sia l’uomo che l’universo, e al loro interno la cosiddetta Teoria delle 5 Logge Energetiche sembra essere quella che maggiormente ha risposte per ogni domanda.

Questa teoria, in parole povere, spiega come tutto in natura possa essere riportato a un modello universale di trasformazione reciproca che determina un ciclo vitale nel quale ogni elemento, passando di stato, genera tutti gli altri fino a esserne a sua volta rigenerato in una sorta di cerchio chiuso che attraversa lo spazio e il tempo. Cosi, ad esempio, l’Acqua nutre la pianta, il cui Legno, ardendo nel Fuoco, produce ceneri che cadendo formano la Terra, ricca di elementi che, sedimentando nel tempo, si suddividono in Metalli, la cui fusione libera nuovamente Acqua

Saltando un bel po’ di passaggi intermedi, le 5 Logge – denominate si dà termini che si riferiscono a eventi della natura, ma ben più complesse nelle loro articolazioni reciproche – in realtà sono delle leggi che regolano il maggiore o minore reciproco influenzarsi nella funzionalità reattiva degli elementi che costituiscono l’oggetto dell’osservazione. Riferendoci all’essere umano, è possibile raggruppare organi, funzioni ed emozioni in cinque gruppi, uno per ciascuna Loggia, e Io studio della fisiologia contemporanea, analizzata alla luce delle recenti acquisizioni in termini di Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia, ci offre degli spunti di riflessione estremamente sorprendenti per l’assoluta sovrapponibilità di modelli empirici studiati ben settemila anni or sono per quanto concerne la capacità di autocontrollo e riequilibrio compensatorio tra l’una e l’altra di queste funzioni.

Ciò che maggiormente deve indurci a riflettere è la constatazione che se è corretta l’interpretazione di questa teoria per quanto concerne la ricerca omeostasica del sistema-Uomo, validata da osservazioni sul sistema neurovegetativo e da continue conferme a favore dei meridiani energetici, altrettanto corretto deve essere l’abbinamento omogeneo tra organi e funzioni organiche ed Emozioni. Così, possiamo leggere queste cinque coppie, assegnando a ogni Loggia un organo preminente e un concetto relativo con annesso disagio,

RENE Vita Paura
FEGATO Volontà Rabbia
CUORE Amore Odio
MILZA Difesa Dubbio
POLMONE/COLON Comunicazione Chiusura

Un’attenta analisi delle sintomatologie espresse nel corso della vita ci porterà spesso alla constatazione di come una serie di disturbi dei quali ci lamentiamo abbia delle origini spesso lontane, nel porre un nostro sistema in situazione di maggiore vulnerabilità perché viviamo con sofferenza il più delle volte mal compensata un concetto in difficoltà: l’emozione sintomatica che ne deriva coinvolge tutto il contenuto della Loggia cui appartiene, ed emette dei segnali di perturbazione che se a livello fisico definiamo come SINTOMI, a livello emotivo rappresentano un DISAGIO. Ma sintomi e disagio, figli della stessa Loggia, sono uno la chiave per accedere e correggere l’altro.

In questo panorama, tornando sul pianeta-Donna, ci accorgiamo come il dispiegarsi nel Tempo del percorso di vita coinvolga delle tensioni fondamentali appartenenti alla natura dell’essere donna, che sono tutte proiettate al dimostrare il proprio rapporto con l’avvio della Vita.

Teniamo presente che la specie umana è l’unica a fondare sull’ innamoramento l’individuazione del partner con cui procreare (fanno eccezione poche razze animali).

Inoltre, in età fertile soprattutto, la donna ha maggiori capacità comunicative dell’uomo nei confronti dell’ambiente, pur con ciò esponendosi a maggiori rischi sulla vulnerabilità e sulla gestione estremizzata bipolare della volontà (o troppo impulsiva o troppo razionalizzata). Pertanto, vediamo come la decisione a dar via al processo della Vita dipenda dall’Amore, all’ interno di una capacità di Comunicazione prevalente. Possiamo concludere come Vita-Amore-Comunicazione rappresentano tre ideali che caratterizzano la propensione della donna nella sua vita, così come rappresentano gli attributi fondamentali per lo sviluppo armonico di un nucleo familiare: un auspicabile modello di famiglia perfetta prevede l’amore tra padre, madre e figli, per sostenere una corretta tensione alla vita inserita in una capacità di comunicazione universale.

Però: Vita-Amore-Comunicazione sono anche i concetti base di tre Logge energetiche, “casualmente” legate a Rene, Cuore, Polmone/Colon, nelle cui manifestazioni organiche si realizzano la maggior parte delle patologie femminili (disturbi delle vie genitourinarie, disormonosi, eretismo cardiaco, coliti, dermatosi…). Proviamo ad analizzarne i contenuti.

Anzitutto, come si collegano, in chiave psicodinamica, organi ed emozioni.

Abbiamo parlato di Rene-Vita: la vita nasce dall’acqua e nell’acqua si materializza; si cerca l’acqua sui pianeti per avere una speranza di trovare forme di vita biologica; siamo costituiti per oltre il 90% di acqua; l’acqua è formata da ossigeno e idrogeno, combustibile e comburente necessari per i processi ossidoriduttivi basilari alle leggi della chimica biologica; funge da solvente e veicolo per tutti i sali minerali e gli elettroliti; il feto si sviluppa nel liquido amniotico. È evidente quanto l’acqua sia importante e fondamentale nell’avvio delia vita. Nell’organismo è l’apparato renale a gestire l’equilibrio dei liquidi e dei sali minerali, e, nella constatazione di questa preminenza nell’avvio della vita, il concetto naturale per il Rene non può essere che la Vita stessa, la quale, difesa dall’istinto di conservazione, genera in condizioni di rischio l’emozione Paura, con tutte le sue variabilità comportamentali. Una pressione emotiva data da un pericolo sull’esserci determina degli squilibri funzionali sull’apparato urinario con la comparsa di cistalgie, cistiti, infiammazioni ricorrenti locali sino a calcolosi renale e patologie organiche ben più serie.

Una volta codificata, la vita, per passare dall’Essere all’Esistere, deve fare un salto di qualità, acquisendo la volontà e la determinazione per continuare a vivere attraverso il tempo; ma questo ha bisogno di energia, e nell’organismo il maggior responsabile nella gestione della produzione energetica è il Fegato: produce globuli rossi, emoglobina, glicogeno, glucosio, pre-ormoni, colesterolo, ATP e radicali sulfidrilici vari. Energia e volontà, le basi per tradurre in atto tutto ciò che discende dal decisionismo; ecco come la decisione diventa il concetto che, se ostacolato, genera Rabbia: aggressività, competizione, esibizione di capacità di dominio. Emozioni, ancora, che si identificano in un continuum neurovegetativo e bioenergetica con la funzione epatica. Si formano così i “travasi di bile”, le coliche biliari, la colelitiasi, ma anche le anemie e i disturbi metabolici.

Se il fegato è responsabile della produzione, il compito della distribuzione finale di questi principi energetici spetta all’apparato cardiocircolatorio, nel quale il Cuoresvetta come simbolo della terza Loggia garantendo la circolazione del sangue e dei suoi principi attivi. È il paradigma della circolazione energetica universale, nell’universo corpo, l’energia raggiunge ogni angolo nascosto a portare il messaggio della voglia di vivere e di crescere, insieme, cellula con cellula, apparato con apparato. Oltre il singolo, si arriva all’individuo con l’altro individuo. Ecco nascere la tensione verso il secondo istinto elementare dell’essere vivente, quello della conservazione della specie. Tra gli uomini, questa tensione si sviluppa attraverso un Processo di identificazione affettiva nella quale si isola il partner dal mondo all’interno di una circolazione emotiva intensa e profonda, l’Amore, che concorre al mantenimento del nucleo familiare. Così, quando l’amore è perturbato, nascono i sentimenti negativi altrettanto forti, energeticamente potenti ma distruttivi, quali l’odio, il rancore, la gelosia, l’istinto omicida o suicida. Contemporaneamente, prima di arrivare a questi eccessi, si saranno sviluppati cardiopalmo, eretismo cardiaco, ipertensione arteriosa, angina, coronaropatie, instabilità del ritmo e del tono cardiocircolatorio, emicrania, cefalea vasomotoria.

Ma se tutto va per il verso desiderato, la Vita viene vissuta nel tempo, l’Amore trova il suo sfogo naturale, diventa importante procedere a due ultimi passaggi: la difesa del sistema e la sua possibilità di comunicare con l’ambiente.

Difesa, termine che significa ricerca della stabilità, limitazione del rischio potenziale, identificazione dei possibili fattori destabilizzanti e pertanto da allontanare. Nasce la necessità di dotarsi di uno strumento di riconoscimento e neutralizzazione del nocivo: ecco il Sistema immunitario, simbolicamente identificato con la Milza, a tutela della nostra integrità ma anche catalizzatore del peso che noi diamo alla difesa di noi stessi. Passiamo così dagli eccessi di difesa (allergie, intolleranze, malattie autoimmunitarie) ai deficit parziali o globali (insufficienza anticorpale, o fagocitaria ecc.) che si basano su una capacità di mettere a fuoco la realtà nei suoi costituenti fondamentali; laddove tale capacità è scarsa, nascono il Dubbio, l’incertezza, la diffidenza, ideali precursori della limitazione ai concetti fondamentali che sono insiti nella Loggia seguente, l’ultima.

Nella Loggia cosiddetta della Comunicazione sono ricompresse tutte le strutture dell’organismo che ci separano – nel contempo unendoci – dall’ambiente; la pelle, le mucose respiratorie, il colon. In totale circa 30O metri quadrati di superficie esposta all’esterno, a contatto con il mondo (pelle), con l’aria (polmone), con il cibo introitato e da assimilare (colon). Soprattutto iI polmone, organo primario dell’apparato respiratorio, che durante l’espirazione, facendo vibrare le corde vocali ci permette di emettere dei suoni che – articolati in parole – esprimono il nostro pensiero permettendoci di comunicare con il prossimo. Certo che, in Presenza di dubbi su chi sia realmente il nostro prossimo, diventa difficile essere liberi nella comunicazione.

Cinque Logge, quindi, per cinque concetti: Vita, Volontà, Amore, Difesa, Comunicazione. Pensiamoci bene: quali sono quelli prioritari per la donna? Senz’altro la Vita, essendo lei l’unica a possedere la facoltà di darle l’avvio; ma altrettanto l’Amore, presupposto di fondo per l’individuazione del partner. Infine, come scriveva Ungaretti,” …nessuno sta solo sul cuor della teta…”: ovvero, non si può non comunicare. E la comunicazione è ciò che dà un senso di comunione universale alla nostra esistenza.

Amore, Vita, Comunicazione: non sono forse i cardini su cui si basa il rapporto di coppia prima e genitoriale poi? La quantità di energia disponibile, cioè la voglia di esistere come individuo, e il saper mantenere la propria individualità distinta dalla massa – la Difesa del sé – sono solo le ultime due condizioni che sorreggono la maggiore o minore riuscita del progetto esistenziale basato sulle tre considerazioni iniziali. Comprendiamo così come mai nella epidemiologia delle patologie femminili si incontrano delle ricorrenze di malattie non più cosi casuali per la ripartizione nelle fasi di età. Dapprima, grande ricorrenza di disturbi “comunicativi”: patologie respiratorie, mucosità, soprattutto coliti dell’immediato post-adolescenza, là dove la naturale tendenza centrifuga dell’Io vorrebbe condurre a comunicare ai massimi sistemi la propria potenzialità di Essere Generatrice. Ma questi messaggi, nati dalla percezione intima della Figlia che sa di poter essere anche Madre e gioca a fare la Femmina, assecondando i propri flussi ormonali, si scontrano con una realtà difficile e spesso indecifrabile agli occhi dell’istinto; nasce così l’esigenza di spostare parte della propria energia a tutela della Difesa, sottraendola perciò alle esigenze dell’Amore che, indebolendosi, determinerà la comparsa di sbalzi di pressione, extrasistoli, tachicardie, ristagni linfatici, debolezza venosa, acrocianosi.

Disturbi circolatori per lo più funzionali; vero è che la incidenza di patologie cardiocircolatorie per così dire organiche – ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica, aterosclerosi, accidenti vascolari – si pareggia tra uomo e donna dopo la menopausa, epoca che non tocca l’Amore in quanto tale ma Io sottrae alla finalizzazione procreatrice.

Già, la menopausa, ovvero la data dell’ultimo flusso mestruale: quante donne sono andate e vanno in crisi con questo passaggio? Crisi di identità, crisi di ruolo, perdita di concetto di se stesse, destrutturazione della personalità ( osteoporosi = perdita della solidità nell’autopercezione), annullamento delia considerazione del valore del proprio ruolo nella vita e con la vita. Morte auto- ed etero-affettiva…

Ecco l’importanza di un corretto approccio alle tematiche della salute della donna che prenda in considerazione il vissuto, le emozioni, le aspettative che ha. La Reflessologia, come la altre tecniche che operano a livello bienergetico, possiede le potenzialità riequilibratici che toccano, attraverso il fisico, l’emozione. L’operatore, offrendosi nell’aiutare la sofferenza altrui, compie un gesto di amore disinteressato, attraverso una comunicazione energetica, finalizzato a sostenere lo sforzo che l’istinto di sopravvivenza del paziente sta compiendo a fatica. Vita, comunicazione e amore: non si scappa, saranno sempre i principali artefici dell’atto sanitario, maxime in medicina non convenzionale. Non casualmente, chi vi fa maggior ricorso è una platea femminile, la stessa che dà i migliori risultati in termini di risposta e compliance generale, probabilmente perché la sente più vicina alla propria complessità psicosomatica.

E a questo punto diventa inevitabile porre una riflessione allargata, se la famiglia è il microcosmo e la società il macrocosmo, e se è vero che le loro regole fondamentali si basano sui medesimi principi, non è forse altrettanto vero che i mali maggiori dell’umanità vanno ricercati nella perdita delle capacità di amare, comunicare, rispettare la vita? Aiutando la donna a ritrovare il proprio microequilibrio in questi settori, quanto si può aiutare il macroequilibrio del sistema a ritrovare se stesso? E quanto si potrebbe fare a livello di cultura della prevenzione? Ma questo, forse, è un altro film…

DOTTOR DONATO VIRGILIO
Nato a Brescia nel 1954. Laureato in medicina presso l’Università Statale di Milano. Dal 1982 medico di base. Dal 1988 utilizza l’omeopatia e l’iridologia nella sua pratica professionale. Pratica l’Omeopatia e l’Iridologia dal 1988 ed è Docente di Omeopatia nelle Scuole S.M.B.L per medici e farmacisti dal 1997. E’ attualmente Direttore della Scuola S.M.B.I. di Verona e Membro del Comitato Etico Scientifico dell’Azienda Ospedaliera di Desenzano (Bs) come Rappresentante del Tribunale Diritti del Malato

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