MIGLIORARE LA QUALITA’ DELLA VITA – Luigi Dimopoli con prefazione di Orlando Volpe

BIOCHIMICA DELLE EMOZIONI: un’ipotesi non tanto fantascientifica per essere artefici del futuro – Dott. Virgilio Donato
5 Nov 2018
Gli effetti della riflessologia plantare praticata su donne tra i 40 e i 60 anni, con disturbi vasomotori e conseguente abbassamento della qualità della vita. – fonte: Pubmed
15 Nov 2018

Articolo tratto dagli atti del convegno del 2010 dal titolo “EVOLVERSI PER MIGLIORARE ricerca nella tradizione

PREFAZIONE di Orlando Volpe

Il caso che esporrà Luigi Dimopoli mi ha colpito personalmente. È una di quelle situazioni dove il microcosmo (il piede) riesce a stimolare talmente bene il macrocosmo (corpo) fino ad armonizzarsi con esso. Questo è del resto quello che tutti ci aspettiamo dalla nostra professione al di là di tutto. Seppur consapevoli che la nostra tecnica non è la panacea di tutti i mali, tuttavia, il nostro obiettivo è sempre quello di aiutare a migliorare la qualità della vita di chi si rivolge a noi. Anche un piccolo risultato può essere in realtà molto grande. Ho invitato Luigi a presentare questo caso e lo ringrazio per aver accettato. Niente di nuovo sotto il sole, almeno quello di chi conosce già per esperienza gli effetti che può dare la riflessologia, tuttavia è sempre affascinante vedere quello che può mettere in moto un piede ai fini del benessere generale dell’individuo.

INTERVENTO di Luigi Dimopoli, riflessologo FIRP, operatore di trattamenti olistici.

Giuseppe è il papà di Espedita, una mia cara amica.

Un giorno Espedita mi telefonò dicendomi che voleva parlarmi. Lei sapeva che io facevo il massaggiatore e mi ero formato in reflessologia plantare.

Suo padre Giuseppe di settantadue anni, era stato colpito da ictus nel dicembre del 2007. I medici erano riusciti a salvarlo e avevano diagnosticato che il suo braccio destro e la sua gamba destra sarebbero rimasti quasi inermi e quindi non avrebbe più potuto né portare il cibo alla bocca da solo né camminare.

In ospedale era iniziata la fase della sua riabilitazione con trattamenti fisioterapici. A luglio del 2008 i medici avevano affermato che tutto quello che la medicina poteva fare era stato fatto e quindi veniva dimesso.

Giuseppe torna a casa ed inizia una vita diversa da quella di prima, ora vive sul divano ed appoggia le sue gambe su di una sedia. Prima dell’ictus faceva il muratore, suonava la batteria, era una persona iperattiva.

Per fortuna le sue funzioni mentali sono rimaste inalterate e non accetta di vivere in quelle condizioni. Viene quindi un fisioterapista che inizia a fare due trattamenti la settimana ma, a quanto riportato dai parenti, sia il braccio che la gamba non migliorano.

Giuseppe, se viene aiutato, può stare in piedi con il girello e, se è sorretto, riesce a fare due o tre passi.

Dopo aver parlato con Espedita, decido di andarlo a trovare e scambiare due parole con lui.

Giuseppe accetta di ricevere dei trattamenti di reflessologia nonostante io gli dica che posso aiutarlo nel migliorare la qualità della vita nel suo insieme, ma che non posso assicurargli una guarigione.

È sempre sotto controllo medico ed assume dei farmaci tutti i giorni.

Iniziamo nel dicembre 2008 a fare due trattamenti a settimana.

Trovo un uomo forte e deciso a voler star meglio, ma toccato nell’animo in quanto gli era stato detto che non sarebbe potuto migliorare o addirittura avrebbe potuto peggiorare.

Giuseppe evidenzia un miglioramento delle sue condizioni generali già dopo il sesto trattamento. Ha voglia di mangiare da solo sebbene gli risulti molto difficile, dorme meglio, vuole alzarsi da solo, insomma, vuole provare ad essere più indipendente. Questi miglioramenti, non sfuggono alla famiglia la quale decide di sospendere per un po’ i trattamenti di fisioterapia e di continuare solo con la reflessologia.

Non era mia intenzione sostituirmi ad un professionista, ma i parenti rimangono del loro parere e insistono perché continui i trattamenti reflessologici.

Il caso di Giuseppe a questo punto mi prende anche emozionalmente e cerco di far del mio meglio per aiutarlo.

Proseguiamo i trattamenti per altri 6 mesi fino a Giugno 2009.

Durante questo periodo, accadono delle cose non prevedibili: Giuseppe inizia a mangiare da solo e non vuole nessuno che lo aiuti, fatica un po’, ma ci riesce.

Nell’aprile del 2009, sempre più preso dalla volontà di tornare a camminare, Giuseppe mi chiede di provare a sostenerlo in piedi mentre avrebbe cercato di muovere qualche passo. Tutto quello che faccio è sorreggerlo dai fianchi di fronte a lui, mentre lui appoggia le sue braccia sulle mie spalle. Dapprima cominciamo con pochi passi, ma poi continua a muoversi fino ad arrivare a star in piedi per oltre 20 minuti.

Cambio l’impostazione dei trattamenti.

A giugno 2009, grazie anche alla bella stagione, Giuseppe riesce a camminare in giardino con I’uso del girello.

Continuiamo con un solo trattamento a settimana fino a luglio 2009.

La situazione generale di Giuseppe è cambiata in positivo e quantomeno l’obiettivo che ci eravamo posti, cioè quello di migliorare la qualità della vita anche in presenza di una patologia importante, è stato raggiunto e devo dire anche oltre ogni aspettativa.

Suo genero, medico, conferma gli effettivi ed oggettivi miglioramenti avvenuti pur non sapendone spiegare le ragioni.

Non ho più fatto trattamenti a Giuseppe, ho saputo che continua a camminare col girello e a mangiare da solo, per il resto so che è sempre sotto il controllo medico.

Che dire, questa esperienza mi ha dato molto sia sotto il profilo umano che quello professionale.

La reflessologia infatti, pur non ponendosi come uno strumento di guarigione ma di sostegno ed aiuto, ha svolto appieno questo ruolo. Devo dire che la volontà di Giuseppe e il bel rapporto che si era instaurato tra noi sono stati di aiuto.

Il percorso per i trattamenti a Giuseppe ha seguito un iter di priorità in base alla situazione evidenziata dall’indagine reflessologica.

NOTE SUL PIEDE ALL’INIZIO DEI TRATTAMENTI

All’origine i piedi si presentavano molto rigidi, e poco flessibili. Zona del polmone ipotonica. Le dita del piede destro erano accavallate una sopra l’altra. Il secondo sul primo, il terzo sul secondo e via dicendo. Entrambi gli alluci erano molto rigidi.

Il piede era freddo e la punta delle dita molto rosse, la zona plantare secca.

La sensibilità al tatto, nel piede destro, era pressoché assente, mentre nel sinistro era normale.

  • Punti /zone di primario interesse per i primi trattamenti:

– flessione, estensione, roteazione delle dita dei piedi, mobilizzazioni della caviglia, ammorbidimento della muscolatura plantare

– ipotalamo, cervello, cervelletto, base cranica, atlante ed epistrofeo

Nota: insisto molto sul piede sinistro.

– plesso cervicale, plesso brachiale, braccio, avambraccio, polso, mano

– colonna vertebrale, in particolare la zona lombo-sacrale, zona coxo-femorale, nervo ileo-inguinale, nervo sciatico

– vescica uretere, reni

– fegato, milza, polmone

  • Punti zone importanti inseriti dopo i primi trattamenti:

– apparato digerente, insistendo su stomaco, pancreas e intestino tenue

– sistema endocrino, in particolare lpofisi, tiroide, surrenali

– circolazione linfatica superiore ed inferiore

NOTE SUL PIEDE DOPO IL CICLO DI TRATTAMENTI

Man mano che il tempo passava, il piede destro acquistava sensibilità e flessibilità nelle dita. Aumentava la tonicità generale e spariva il colorito rosso sulle dita.

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